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Assemblea Generale, Aula magna lettere, Venerdì 9 settembre, ore 10e30

da Futurounipg

Il nuovo Statuto: parliamone ora, o sarà troppo tardi

L’Università di Perugia dovrà modificare, ai sensi della legge 240/2010, il proprio Statuto. Il primo termine previsto dalla legge, il 30 luglio 2011, non è stato rispettato; in regime di proroga, il nuovo Statuto dovrà essere adottato entro e non oltre il 30 ottobre. Nella seduta del 26 luglio, la Commissione Statuto ha prefigurato un iter che porterebbe a una rapida approvazione del testo entro il 23 settembre. Prima di quella data, dunque, i Consigli di Facoltà dovrebbero essere chiamati ad esprimere un parere sulle modifiche statutarie; ma non si dispone ancora di un testo definitivo della bozza di Statuto, e anche i materiali elaborati fino ad oggi dalla Commissione non sono stati oggetto di un’ampia discussione in Ateneo. Per questo motivo, e vista la più volte proclamata indisponibilità dei vertici dell’Ateneo a convocare in tempo utile un momento collettivo di confronto sul nuovo Statuto, abbiamo deciso di indire una

Assemblea Generale

venerdì 9 settembre 2011, a partire dalle ore 10,30

Aula Magna della Facoltà di Lettere

L’Assemblea è aperta alla partecipazione di tutto il personale, docente e non docente, dell’Ateneo, e degli studenti. Il dibattito, dati anche i tempi ormai molto stretti, prevede un unico punto all’ordine del giorno: il sistema di governance prefigurato (che, come rappresentanti dei Ricercatori nei vari consessi, abbiamo ritenuto inaccettabile), e le sue possibili alternative, a partire dalle ipotesi già emerse nel corso dei lavori della Commissione Statuto. Gli interventi dovranno essere contenuti entro la durata massima di cinque minuti, per consentire la massima partecipazione di tutti. La data è ravvicinata, ma visti i tempi ormai strettisimi potrebbe trattarsi dell’ultima occasione per esprimerci sulla carta in base alla quale nei prossimi anni sarà strutturato il nostro Ateneo.

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L’otto marzo a Perugia: indecorose e libere!

dal blog di sommossepg

Il presidio di Corso Vannucci indetto dall’assemblea femminista umbra si trasforma in un’inattesa invasione dell’atrio della Regione: ci siamo riprese il diritto di scegliere sui nostri corpi e sulle nostre vite, a partire da una riconquista degli spazi della città! Per parlare di autodeterminazione e libertà di scelta, di desideri bisogni sogni!

Determinate, colorate, chiassose, sfrontate: le nostre r-esistenze quotidiane passano da qui, da una rabbia che prende la forma della determinazione di andare a scomodare dentro ai palazzi del potere la placidità di chi legifera sui nostri corpi, di chi ci impone comportamenti, azioni, mistificazioni, restrizioni. Continued…

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l’8 anche a marzo!

da liberetutte

MARTEDì 8 MARZO h.10
Presidio sotto la Regione Umbria
Perugia Corso Vannucci

Donne Umbre Autoconvocate

RU486 LIBERE DI SCEGLIERE!
A distanza di più di trent’anni dalla vittoria del referendum che nel 1978 portò alla Legge 194 e sancì il diritto all’interruzione di gravidanza, come donne denunciamo l’attacco a questo diritto e ribadiamo che sul nostro corpo decidiamo noi e nessun altro!

L’8 Marzo organizziamo una giornata di lotta delle donne con una manifestazione sotto la sede della Regione Umbria, per ottenere l’uso della pillola abortiva RU486 senza ipocrite e pesanti limitazioni e come libera scelta alternativa all’aborto chirurgico. Infatti se il diritto all’interruzione di gravidanza è garantito dalle legge 194, dal referendum e dalle lotte delle donne, la sua realizzazione è sempre più ardua, quasi un “calvario” psicologico di espiazione e punizione con inaccettabili ed indecenti ostacoli burocratici, di matrice politica e clericale.
Negli ospedali pubblici l’opportunista presenza di “obiettori” e “obiettrici” impedisce a molte di scegliere liberamente e rafforza l’atteggiamento criminalizzante rispetto alla scelta di abortire, basti pensare che prima dell’interruzione di gravidanza si aspetta nel reparto maternità!
Oggi in tutta Europa le donne possono scegliere un intervento meno invasivo rispetto all’aborto chirurgico utilizzando la pillola abortiva RU486. In Italia questo non è possibile o è molto difficile. La pillola RU486 è stata bloccata per anni per le pressioni clericali, ora mille vincoli e ostacoli “burocratici” si frappongono al suo uso. In Europa la pillola abortiva viene prescritta dal medico di base e il termine per l’assunzione è fissato dalla 9° alla 24° settimana.
In Italia sugli aspetti etici sembra esserci una “dittatura” vaticana, con l’appoggio di obbedienti e devoti politici di centro, destra e sinistra, alla faccia della laicità dello stato. Infatti l’assunzione della RU486 è possibile solo entro la 7° settimana (mentre l’aborto è legale sino alla 12°!) e, in molte regioni, solo con un ricovero ordinario di 3 giorni! Di fatto quindi non c’è un accesso libero alla RU486 nonostante il Consiglio Superiore di Sanità non abbia mai affermato che la pillola rappresenti un reale rischio per la vita della donna, né abbia mai obbligato le Regioni a deliberare per il regime di ricovero ordinario.
In Umbria continuano i balletti politici per ritardare la somministrazione e porre barriere burocratiche e formali per impedirne la diffusione. La Regione nel 2010 ha incaricato un “Comitato tecnico-scientifico”, formato da ginecologi e medici, della stesura del protocollo applicativo, che è stato presentato il 26 Luglio 2010 e che si è espresso per il day hospital. Dopo la presa d’atto della Regione due consiglieri della maggioranza, Smacchi e Barberini (PD), con il plauso dell’UDC, si sono opposti e hanno bloccato il regime di day hospital proponendo un ulteriore peggioramento: un anno di “sperimentazione” (sono oltre 20 anni che la RU si usa in Francia!) con tre giorni di ricovero ordinario obbligatorio!
E’ un ulteriore uso politico del corpo delle donne! Il “pio” presidente del Consiglio regionale Brega, nella peggiore tradizione dei movimenti per la “vita”,  ha affermato che «occorre evitare la banalizzazione di una questione estremamente delicata: assumere la pillola abortiva non è come prendere una pastiglia per il mal di testa, non si può correre il rischio di favorire un ricorso superficiale alla stessa».

E la delibera? Ancora non esiste e regna sovrano il caos: le ASL più sensibili applicano la somministrazione grazie all’autonomia ma vengono puntualmente redarguite dalle pressioni dei movimenti cattolici e sono costrette a procedere al ricovero ordinario di tre giorni per via di direttive-minacce superiori.
E le donne? Noi riaffermiamo che la nostra libertà di scelta non è negoziabile né emendabile e manifestiamo la nostra rabbia ribadendo il nostro diritto di scegliere la possibilità di abortire tramite RU486.
Respingiamo con forza ogni attacco alla nostra autodeterminazione e pretendiamo libertà di scelta, servizi sociali, reddito e diritti!

MARTEDì 8 MARZO h.10
Presidio sotto la Regione Umbria
Perugia Corso Vannucci

Donne Umbre Autoconvocate

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Spettacolo teatrale Non vengo dalla luna (attorno al 14 dicembre) – Domenica 6 marzo presso Csoa ex- mattatoio

14 12 2010 Roma brucia delle storie e delle resistenze di una generazione precaria alla riconquista del proprio presente. Ed è solo l’inizio!

h. 19,30 aperitivo-cena musicale

h. 21,00 presentazione di” Frame 14122010″
libro illustrato sul 14 dicembre a Roma, produzione TPO BOLOGNA e Burp! in collaborazione con Global Project

h. 22 spettacolo teatrale “Non vengo dalla luna” soggettiva attorno al 14 dicembre
Drammaturgia di Carla Vitantonio Musiche originali e arrangiamenti di Francesco Papaleo Info: www.lucilleidi.net

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Il Primo Marzo a Perugia – Que se vayan todos

Per il secondo anno consecutivo Perugia il Primo Marzo si è tinta di giallo, con oltre centro persone che hanno invaso la centralissima Piazza IV Novembre. E come Perugia tante altre città in Italia.

Lo scorso anno la giornata era stata attraversata dall’urgenza di portare in piazza un antirazzismo non tradizionale, che non fosse più basato sulla logica dell’integrazione e della tolleranza, ma che parlasse di contaminazione, diritti e di un nuovo modello di cittadinanza. Gli episodi sconcertanti di Castel Volturno e Rosarno erano stati segnali di un razzismo biopolitico, che cominciava pericolosamente ad insediarsi nelle forme di vita delle persone e che andava e va combattuto con ogni mezzo.

Quest’anno in tutte le piazze italiane c’è un movimento più maturo, consapevole che non è più possibile parlare di antirazzismo senza nominare le parole lavoro, sfruttamento, e precarietà esistenziale, che attraversa tutte/i dentro la crisi. Che non è più possibile parlare di quel ricatto chiamato Bossi-Fini senza considerare il piano Marchionne e il decreto Gelmini.

Un ricatto reso palese nell’immaginario comune dalla “lotta della gru” di Brescia, ma che a Perugia ha portato alla non meno importante lotta contro i tagli alle borse di studio, che costringeranno centinaia di studenti migranti a rimpatriare o a diventare clandestini per poter continuare a frequentare l’Università.

In una giornata come questa abbattere il modello del ricatto significa rilanciare in termini positivi quell’immaginario di rivolta che ha attraversato l’Europa lo scorso autunno, che ha fatto tremare il governo Berlusconi il 14 dicembre e che dall’altra parte del Mediterraneo vede milioni di giovani rovesciare i tiranni e la governance imperiale che li sostiene.

Le piazze meticce di oggi devono rappresentare uno dei nodi fondamentali per la costruzione di un comune sociale e politico, che si fondi sulla riappropriazione della ricchezza e sull’istituzione di un Welfare modellato attraverso i bisogni ed i desideri di tutte/i: reddito, autodeterminazione, democrazia e libertà di scelta.

Da Perugia a Tripoli, da Rosarno a Brescia, da Bologna al Cairo.

Que se vayan Todos

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Prima Marzo a Perugia – Appuntamento in p.zza IV Novembre alle ore 17

DA LONDRA AD ATENE, DA BRESCIA A TRIPOLI

DA ROMA AL CAIRO, DA ROSARNO A TUNISI

TRASFORMIAMO LA NOSTRA RABBIA IN LOTTA E CI RIPRENDIAMO IL PRESENTE. ADESSO!!!

PER RIVENDICARE DIRITTI PER TUTTE E TUTTI E COSTRUIRE UNA NUOVA CITTADINANZA FATTA DI LIBERTà DI SCELTA E AUTODETERMINAZIONE!

DOMANI H 17 MANIFESTAZIONE p.zza IV NOVEMBRE PERUGIA!!

http://liberetutte.noblogs.org/files/2011/02/arab.fra_1-212x300.jpg

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Assemblea pubblica per costruire il Primo marzo – Giovedì 17 febbraio ore 17

Dopo la grande manifestazione dell’anno scorso continua il processo di costruzione di un movimento unitario sulle tematiche della migrazione, dei diritti e del lavoro. Per questo motivo è stata organizzata un’Assemblea pubblica per costruire il Primo marzo 2011.

Giovedì 17 febbraio ore 17 alla consulta degli immigrati, Via Imbriani n.2 (in fondo a Via Alessi)

a seguire, ore 19 aperitivo per finanziare le iniziative e la manifestazione del primo marzo

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Comitato Primo Marzo Perugia

Comitato nazionale

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Assemblea organizzativa Martedi 15 ore 16:30 presso l’aula i/2 Dipartimento Matematica e Fisica

Ci vediamo martedi 15 alle ore 16:30 presso l’aula i/2 di matematica e fisica per parlare di:

-Come continuare il lavoro nell’università (Gelmini, collegi ed ecc..)

-Ordinanza sindaco/Città come bene comune

-Autoformazione e progetti di autoinchiesta

-Referendum “acqua bene comune”: è partita la campagna referendum acqua bene comune in Umbria, come possiamo contribuire all’Università?

– Organizzazione della giornata co* migrant* del primo marzo

-Relazioni con la Fiom


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Perugia – 28 Gennaio, uno sciopero tra picchetti, presidi e blitz

Unit* contro la crisi – Perugia

28 / 1 / 2011

E’ ancora buio quando un gruppo di student* e precar* del movimento arriva al picchetto organizzato dagli operai della FIOM a Marsciano, nei pressi delle fabbriche EMU e Iverplast.

Il luogo scelto non è casuale. Le fabbriche non sono a maggioranza FIOM, la partecipazione allo sciopero non è dunque automatica.

Il nostro arrivo è accolto con gioia dai picchettanti che hanno già allestito i blocchi, organizzato il volantinaggio ed acceso un falò per riscaldarsi e cuocere salsicce. La presenza di precari e studenti è stimolante. “Come negli anni ’70”, dice qualcuno dei più vecchi.  Ma non è una presenza per testimoniare solidarietà a operai che si sentono attaccati dal piano Marchionne, che in un modo o nell’altro è già presente anche da loro. Studenti e precari sono a Marsciano per parlare con gli operai, semplici domande sulla condizione del lavoro, sulla loro vita, sulle prospettive, su cosa significa lavoro oggi e su che legame c’è tra lavoro e bios. Un modo per rendersi conto di come vivono e pensano gli operai e un modo per praticare un confronto vero anche su temi a noi più vicini, quali  reddito e nuovo Welfare. La parola reddito a molti suona nuova, ma quando dal vocabolo si passa alla spiegazione ecco nei loro occhi scattare collegamenti con le esistenze precarie di mogli, figli o compagne e rivedere nei nostri occhi il dramma di una crisi che mette tutti sullo stesso piano. E così l’analogia tra piano Marchionne e decreto Gelmini è più chiara anche a noi. Riconoscere il comune ricatto a cui siamo sottoposti ci spinge immediatamente a programmare una serie di incontri attraverso cui il laboratorio territoriale di “Uniti contro la crisi” possa assumere un senso concreto.

Uniti contro la crisi non è uno slogan o un cartello di gente diversa, solidale tra loro, che aspetta il tracollo tenendosi per mano. Uniti contro la crisi è e deve ancor più diventare uno spazio comune per soggetti in lotta con provenienze e background sociale diversi.

Intanto il turno delle otto si avvicina. Non ci sono molti operai ai cancelli, anche se le due fabbriche sono a maggioranza CISL. Alla fine l’adesione allo sciopero sarà dell’85%. Arrivano però i dirigenti e gli impiegati.

Nonostante i loro discorsi sulla compattezza tra gli operai dentro la fabbrica ci sembrino retorici, si vedono anche in loro segni di quell’impoverimento del ceto medio, la cui compressione dei redditi è un altro effetto della crisi ed è costante produttrice di indebitamento generalizzato.

La generalizzazione dello sciopero del 28 prende forma anche in altri modi.

Studenti e precari attraversano lo sciopero con agilità, allegria e decisione, e con la consapevolezza di cercare contaminazioni vere. Lo sciopero del biglietto sull’ autobus che dalla stazione Fontivegge ci porta al presidio  sotto la concessionaria Fiat di Via Piccolpasso; l’interazione con una piazza che grida “sciopero generale” di fronte ai vertici regionali della FIOM e della CGIL piuttosto timidi; lo striscione “Uniti contro la crisi” calato con dei blitz prima da un cavalcavia nei pressi della stazione e poi dal terrazzo del Mercato coperto, uno degli spazi simbolo della nuova rendita urbana.

Azioni che danno la dimensione di un percorso complesso e stimolante, ancora tutto da inventare e costruire e proprio per questo più significativo. Un percorso istituente, teso a spazzare via qualsiasi ottica resistenziale di Novecentesca memoria e che apre uno spazio di possibilità per costruire un’alternativa vera. Reddito, diritti, nuovo Welfare sono le declinazioni di questa alternativa, sono le nuove rigidità attraverso cui attaccare la rendita ed impedire il furto di comune praticato quotidianamente su studenti, precari, operai, lavoratori autonomi e dipendenti.

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